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E' stato condannato all'ergastolo Giuseppe Pellicanò, il pubblicitario dichiarato colpevole di aver svitato il tubo del gas della cucina del suo appartamento provocando un'esplosione nella palazzina di via Brioschi a Milano, quartiere Navigli, nel giugno 2016.

Era stato il pm Elio Ramondini a chiedere l'ergastolo sottolineando che non solo quella notte, tra l'11 e il 12 giugno dello scorso anno, il pubblicitario milanese aveva provocato lo scoppio della palazzina uccidendo tre persone e ferendo anche le figlie, ma poi "ha continuato a dire tante bugie per rimanere impunito". Lo ha deciso il gup di Milano che non ha riconosciuto alcun vizio parziale di mente all'imputato, come richiesto dal pm Elio Ramondini.

Esclusa l'aggravante dei futili motivi, il gup non ha riconosciuto la seminfermità dell'uomo, stabilita in sede di incidente probatorio. Oggi Giuseppe Pellicanò è stato condannato all'ergastolo nel corso del processo per rito abbreviato che quindi ha comportato uno sconto della pena che in casi del genere significa evitare l'isolamento. Un decadenza che avrà effetto dal momento in cui la condanna diventerà definitiva. La difesa, rappresentata dagli avvocati Giorgio Perroni e Francesco Giovannini, aveva invece invocato l'assoluzione: "Non aveva la volontà di uccidere". Per i giudici covava rabbia perché l'ex, con la quale era separato in casa, aveva una relazione.

Il Tribunale dei Minorenni gli aveva già tolto le sue due bambine, 7 e 11 anni, entrambe rimaste gravemente ustionate dall'esplosione, affidandole ai nonni materni.

Oltre 2 milioni di euro complessivi di provvisionale ai famigliari delle vittime. Nella scorsa udienza i genitori della coppia di fidanzati uccisi avevano depositato una lettera: "I nostri ragazzi vittime indirette di un conflitto maturato in un circuito domestico di cui erano totalmente estranei sono innocenti in senso assoluto".

"Non potrà più fare il padre, vero?".

Risarcimenti milionari alle parti civili.

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