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Al gruppo vengono imputati i reati di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata e frode in pubbliche forniture e altri reati di tipo fiscale. La cosca degli Arena, un'importante famiglia della 'ndrangheta calabrese, avrebbe lucrato sull'accoglienza dei migranti grazie alla collusione con esponenti della Fraternità di Misericordia, la confraternita che gestisce il centro. Le indagini hanno consentito di appurare come al tradizionale modo criminale collegato alle estorsioni (portate avanti in modo diffuso nel catanzarese ed in provincia di Crotone), la 'ndrina controllava anche il business dell'accoglienza dei profughi oltre ad aver messo le mani nelle attività concernenti il gioco e le scommesse. È questo il numero più importante della maxi-operazione "Jonny" che stamattina ha portato all'arresto di 68 persone tra cui il governatore della Misericordie Leonardo Sacco e don Edoardo Scordio, parroco della chiesa di Maria Assunta di Isola Capo Rizzuto.

All'operazione, chiamata 'Jonny', hanno partecipato oltre 500 tra agenti della Polizia di Stato appartenenti alle squadre mobili delle questure di Catanzaro e Crotone, Carabinieri del Ros e del Reparto operativo - nucleo investigativo di Catanzaro e finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e della Compagnia di Crotone con il concorso dei rispettivi uffici e Comandi centrali.

"Erano piatti di qualità pessima, di solito noi quel cibo lo diamo ai maiali", rivela Nicola Gratteri, procuratore distrettuale di Catanzaro che ha coordinato l'inchiesta sulle infiltrazioni delle cosche nel Centro di accoglienza. L'ennesima prova che dietro il sistema di accoglienza si può infiltrare la mafia, con tutte le sue nquietanti conseguenze.

Per gli investigatori poi, non è per nulla casuale che il capannone della protezione civile della Misericordia sia quello un tempo appartenuto a Pasquale Tipaldi, uomo di spicco del clan Arena ucciso nel 2005, e oggi ancora in mano ai suoi parenti.

Agenpress - I soldi destinati al mantenimento dei migranti nel Cara di Isola Capo Rizzuto (Kr) finivano nella "bacinella" del clan Arena per le esigenze di mantenimento degli affiliati, anche detenuti, o erano reimpiegati per l'acquisto di beni immobili, partecipazioni societarie e altre forme di investimento in favore del sodalizio.

La cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, da decenni al centro delle vicende criminali nel crotonese, aveva imposto la propria assillante presenza anche sull'area ionica della provincia di Catanzaro con estorsioni a tappeto ai danni di esercizi commerciali ed imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. I sigilli sono stati applicati all'intero patrimonio immobiliare riconducibile alla Fraternità di Misericordia di Isola di Capo Rizzuto, costituito da un convento di 1700 mq, successivamente ristrutturato ed adibito a poliambulatorio, dal teatro Astorino e da diversi immobili, alcuni dei quali acquistati dallo stesso Sacco da soggetti organici alla cosca Arena, per salvaguardarli da possibili sequestri.


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