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I rappresentanti della Commissione Europea hanno definito la sanzione "proporzionale" al comportamento tenuto da Facebook e sono certi che fungerà da deterrente per il futuro. Ma andiamo per gradi. "Anche se ci coordineremo maggiormente con Facebook nei mesi a venire, i messaggi crittografati rimarranno privati e nessun altro potra' leggerli". Facebook e le altre società del gruppo Facebook possono utilizzare le informazioni di WhatsApp per migliorare le esperienze degli utenti all'interno dei loro servizi come per fornire suggerimenti sul prodotto (ad esempio, suggerimenti relativi ad amici o collegamenti oppure a contenuti interessanti) e per mostrare offerte e inserzioni pertinenti. Ma la cosa, ovviamente, non poteva passare inosservata. I dubbi europei sull'operazione riguardarono i dati sensibili degli utenti in possesso di profili su entrambi i sistemi. Anche quello italiano della concorrenza ha stabilito che non erano chiari i termini della condivisione dei dati. Al social network sono stati imputate "numerose inadempienze alla Legge informatica e libertà", ha affermato il Cnil con una nota.

L'Antitrust europeo ha inflitto una maxi multa da 110 milioni di euro a Facebook per non aver fornito informazioni corrette e puntuali al momento dell'acquisto di Whatsapp, la piattaforma di messaggistica, avvenuto nel 2014.

Durante le indagini della Commissione Europea è stato scoperto che, contrariamente a quanto dichiarato da Facebook durante il processo di acquisizione, la possibilità di collegare automaticamente le identità degli utenti sui due servizi esisteva già allora e "lo staff di Facebook era già a conoscenza di questa possibilità". "La decisione di oggi invia un chiaro segnale alle società che devono rispettare le regole Ue, incluso l'obbligo di fornire informazioni corrette", ha tuonato la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, perché "non abbiamo tempo per giudicare con il senno di poi le informazioni che riceviamo". Si tratta comunque della prima multa per informazioni incomplete e/o errate elevata a un'azienda dal 2004, anno dell'introduzione del regolamento sulle fusioni. Accusa costata all'azienda di Menlo Park, più di 3 milioni di euro. Nel 2016, però, la società aveva realizzato la connessione tra i due diversi account degli utenti. Nel 2016, infatti, il collegamento è stato realizzato.


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