Tra i primi dieci, tuttavia, troviamo Norvegia, Danimarca, Islanda, Svizzera, Finlandia, Paesi Bassi, Canada, Nuova Zelanda, Australia e Svezia, mentre agli ultimi posti della classifica vi sono Togo, Ruanda, Tanzania, Burundi e Repubblica Centrafricana, nemmeno a chiedersi il perché. Psicologi, sociologi, ma anche biochimici e genetisti ogni anno sono alla ricerca del segreto della felicità, gli scienziati hanno individuato tre varianti genetiche per raggiungere questo obiettivo, di cui due legate ai sintomi della depressione e 11 punti del genoma correlati a nevrosi.

Ma cosa è questa felicità a cui tutti aspirano?

"Il Rapporto Mondiale sulla Felicità - dichiara Jeffrey Sachs, direttore del Sustainable Development Solutions Network - continua ad attirare l'attenzione mondiale sulla necessità di creare una saggia politica per ciò che conta di più per le persone, il loro benessere". Gli Stati Uniti si classificano 14esimi, perdendo un posto dall'anno scorso. "Scegliendo di produrre petrolio responsabilmente e investendo i profitti a beneficio delle generazioni future, la Norvegia si è protetta dai volatili saliscendi di molte altre economie di paesi ricchi di petrolio". E l'Italia a che punto si trova di questa particolare classifica? Il risultato? Le persone con ruoli ben retribuiti sono più felici, ma i soldi sono solo uno degli 'ingredienti' della felicità su cui influiscono in maniera determinante anche altri elementi: equilibrio vita-lavoro, varietà del lavoro e livello di autonomia.

La filosofia che inoltre caratterizza la Giornata internazionale della felicità è quella che non è solo il Pil a misurare il benessere di un popolo: a sostegno di questa tesi è anche una campagna dei Puffi, protagonisti di un film in uscita il 6 aprile. Nell'antico greco, invece, i termini che designano chi è felice e contento sono makários (benedetto dagli dei) e eudaìmon (che ha un buon demone, è favorito dal dio): per gli antichi pagani infatti ciò che noi chiamiamo felicità è in stretto rapporto con la fortuna. Viene editato dal professor John F. Helliwell dell'Università della British Columbia e il Canadian Institute for Advanced Research; dal professor Richard Layard, direttore del Well-Being Programme al Centre for Economic Performance della LSE; e dal Professor Sachs, direttore del SDSN.

Se qualcuno pensava che il momento di maggior felicità fosse - quasi sempre- l'infanzia o l'adolescenza, per via della spensieratezza e dell'idea di aver "tutta la vita davanti", si sbagliava. "Responsabilizziamo i nostri leader verso questo fatto".


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