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Ed è un appello, a non tradire i valori americani, e una promessa: "Non mi fermerò qui".

Di fronte a una situazione così difficile, lo slogan di quel giovane e brillante senatore afroamericano, "Yes We Can", ammaliò gli States, ridando coraggio e speranza a un'America in crisi. "Yes we can!", ha scandito il suo 'arrivederci' dal palco di Chicago, dove è tornato per chiudere il cerchio davanti a 20mila persone accorse per ascoltarlo, ancora, commosse. Qui, con un discorso toccante e segnato dalle lacrime, ha voluto dire all'America che lui c'è e ci sarà per molti anni, pronto a camminare insieme a quelli che sono stati i suoi elettori.

Nonostante una presidenza criticata, osteggiata, divisiva secondo alcuni, impresa incompiuta agli occhi di altri. "Oggi l'America è migliore, è stato fatto molto in questi otto anni, dalla legalizzazione delle nozze gay al salvataggio dell'industria dell'auto. Negli ultimi otto anni il cambiamento c'è stato: Lo abbiamo fatto, lo avete fatto". "Siete stati il cambiamento".

E non solo per l'eloquio brillante, che ha reso Obama uno degli oratori più abili tra i presidenti americani della storia recente, ma perché presto sentiremo una tremenda mancanza dello stile, della sobrietà e della dignità con cui ha ricoperto il nobile ruolo della presidenza. "Continuerò a farlo per il resto dei miei giorni".

Ha garantito un passaggio dei poteri nel migliore dei modi (reuters) Obama ha richiamato la necessità di colmare le ineguaglianze che generano disinteresse per la politica e ha inoltre assicurato un passaggio dei poteri "nel migliore dei modi", con il suo successore Donald Trump che assumerà la carica giurando a Washington il 20 gennaio.

"La democrazia può indebolirsi se si cede alla paura e pertanto, come privati cittadini - ha avvertito - dobbiamo rimanere vigili contro l'indebolimento dei nostri valori che ci rendono ciò che siamo".

Il video di seguito, in versione originale, del discorso mostra perfettamente l'atmosfera che si è respirata poche ore fa a Chicago.

E poi un accenno alle "rivali" Russia a Cina. "A meno che non siamo noi a mollare quello in cui crediamo e ci trasformiamo in un altro grande Paese che fa il prepotente con i vicini più piccoli".

Così Obama ha spiegato che la sua vera eredità è la traccia lasciata, un solco lungo il quale continuare a lavorare. Obama ha sollecitato il Paese ad affrontare le persistenti sfide sul fronte delle discriminazioni. Non è mancata l'ovazione alla fine della cerimonia per il presidente uscente e la first lady Michelle Obama. Sedeva tra la folla con la figlia maggiore Malia.


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