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Nonostante la mediazione nel 2008 dell'istituto, che aveva offerto la possibilità che le figlie portassero un burkini, i genitori hanno continuato ad opporsi, fino al 2010 quando le autorità scolastiche imposero una multa di 350 franchi svizzeri (1.292 euro) per "violazione delle proprie responsabilità genitoriali". Fate attenzione perché questa è la linea interpretativa molle che si sta imponendo nella lettura della sentenza della Corte Europea per i diritti dell'uomo riguardo alla famiglia musulmana svizzera, quella i cui genitori non volevano che le figlie frequentassero le lezioni di nuoto obbligatorie a scuola dappoiché si sarebbero mischiate ai maschietti. Ma ieri la Corte ha emesso sentenza: il rifiuto di esentare le ragazze dalle lezioni di nuoto è conforme ad un altro diritto, quello di "proteggere i ragazzi stranieri da qualsiasi forma di esclusione sociale".

Inoltre, d'ora in poi, le autorità svizzere potranno obbligare le famiglie musulmane a far frequentare alle loro figlie i corsi di nuoto in cui ci saranno anche degli iscritti maschi. La terza sezione del tribunale di Strasburgo, presieduta dal giudice spagnolo Luis López Guerra, considera infatti che l'interesse pubblico debba prevalere su quello privato. "L'interesse degli studenti a ricevere un'istruzione completa che li aiuti ad integrarsi pienamente con gli usi e i costumi locali - dice la sentenza - prevale sulla volontà dei genitori di esentare i figli dalle lezioni miste". I giudici ritengono che le autorità svizzere non abbiano oltrepassato il margine di pertinenza e che i genitori hanno avuto accesso alla direttiva sul trattamento delle questioni religiose a scuola e sono stati "opportunamente avvertiti" di una possibile multa. Il Tribunale federale respinse le istanze della coppia sostenendo che il contestato obbligo di partecipare ai corsi di nuoto misti non costituiva una violazione inammissibile della libertà religiosa, nemmeno per i bambini di confessione musulmana.


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