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I due hacker, che raccoglievano dati e informazioni per poi creare dei dossier, hanno ricevuto le gravi accuse di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza di Stato, accesso abusivo a sistema informatico ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche.

Le autorità hanno smantellato una centrale di cyberspionaggio che per anni ha raccolto notizie riservate e dati sensibili.

L'indagine è partita dalla segnalazione al Cnaipic dell'invio di una mail: indirizzata all'amministratore di rilievo di un'infrastruttura critica nazionale, conteneva il virus Eyepyramid.

IL MALWARE Le complesse indagini, protrattesi per diversi mesi, hanno consentito - spiegano gli investigatori della Polizia postale - di "individuare una rete botnet molto ben strutturata, frutto di un attacco informatico del tipo Apt (Advanced persistent threat), ingegnerizzato ad hoc sfruttando un malware particolarmente insidioso, capace di far acquisire da remoto il controllo del sistema informatico bersaglio, e consentire la massiva sottrazione dei contenuti dei pc colpiti". Tra i politicispiati, fra l'altro, l'ex premier Mario Monti, l'ex Governatoredella Banca d'Italia Fabrizio Saccomanni, l'ex comandanteGenerale della Guardia di Finanza, Saverio Capolupo. Risultano spiati anche Daniele Capezzone, Vincenzo Scotti, Alfonso Papa, Michela Brambilla, Ignazio La Russa, Alfonso Papa, Paolo Bonaiuti, Walter Ferrara, Mario Canzio. Tra gli account presenti nella lista alcuni con domini istituzionali come camera.it, esteri.it e giustizia.it, o riconducibili a importanti esponenti politici. L'ingegnere informatico Giulio Occhionero e sua sorella Francesca Maria sono accusati di aver messo su una vera e propria centrale di spionaggio con cui da anni sarebbero riusciti a penetrare nei computer di istituzioni, imprenditori e parlamentari, sottraendone dati sensibili e informazioni riservate.

Cyber spionaggio story a Roma, con fratello e sorella arrestati dalla polizia postale.

Tra gli osservati dall " Occhio della Piramide' gli appartenenti a una loggia massonica, archiviati sotto la sigla 'BROS' (fratelli) in una cartella piazzata in una delle numerose drop zone all'estero. L'indagine ha anche permesso di risalire ad una serie di società italiane e straniere che, secondo gli investigatori, altro non erano che scatole cinesi usate come paravento per acquisire in via anonima servizi informatici all'estero. E proprio il concreto pericolo di una fuga degli indagati, titolari di diverse attività fuori confine, ha infatti determinato l'emissione delle misure cautelari da parte del Gip romano.


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