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Per mettere la parola fine al contenzioso con il Dipartimento di Giustizia, il colosso di Wolfsburg pagherà un importo pari a 4,3 miliardi di dollari (ovvero 4,09 miliardi di euro). Nel maxi patteggiamento è anche previsto che la Volkswagen ammetta le proprie colpe nell'aver violato le leggi americane, e accetti per i prossimi tre anni controlli stringenti da parte di un ente terzo che vigili sull'effettiva conformità dei propri veicoli alle normative vigenti. Resta da capire l'impatto di questi esborsi sul bilancio del 2016; i risultati finanziari del gruppo saranno resi noti il 14 marzo.

"Il vertice di Vw non prese alcuna iniziativa per chiarire le manipolazioni sui motori diesel anche dopo che ne venne informato", scrive il quotidiano, secondo il quale "due lavoratori dei quadri intermedi" di Vw "hanno testimoniato ai giudici Usa che Winterkorn e Diess erano stati informati alla fine di luglio 2015 delle manipolazioni delle emissioni negli Stati Uniti". Manca dunque solamente la ratifica da parte delle autorità statunitensi. Il tutto dovrebbe concludersi entro tempi non troppo lunghi e comunque prima dell'insediamento del nuovo presidente Donald Trump, come in realtà voleva la dirigenza del gruppo tedesco.

Se le testimonianze fossero vere, la questione si allargherebbe a macchia d'olio coinvolgendo il top management.

Quando lo scandalo dieselgate è venuto alla luce nel corso del 2016 la situazione per Volkswagen è subito apparsa piuttosto complicata, essendo stati portati alla luce i metodi adottati dalla società per superare i test sulle emissioni delle sue auto attraverso un software creato appositamente, in modo da mantenere il livello di emissioni nei limiti degli standard statunitensi.


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