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Parole che riaccendono il dibattito anche a livello lombardo, dopo che il governatore Roberto Maroni si è espresso a favore dell'apertura delle strutture: "Il solito Galantino - commenta ora Maroni su facebook - attacca la Lega e dice no ai Cie (Centri identificazione ed espulsione) perche' sono luoghi di reclusione". Il primo sì riguarda lo sblocco e l'approvazione della legge che allarga la cittadinanza ai minori stranieri che hanno concluso in Italia il primo ciclo scolastico; altro sì è allo sblocco della normativa che tutela i minori non accompagnati "non destinandoli a nuovi orfanotrofi ma a case famiglia e famiglie affidatarie". Lo ha messo in chiaro il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, nel corso di una conferenza nella quale è stata presentata la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebrerà il prossimo 10 gennaio.

No alla riapertura dei Cie se restano luoghi di detenzione. Insomma, ha sintetizzato Galantino, ciò che importa è che i Cie "non diventino parcheggi abusivi e malgestiti". "Se Maroni vuole fare subito qualcosa di concreto e utile sul tema, cominci a rimuovere il veto di Regione Lombardia all'uso dell'ex campo base di Expo, oggi vuoto e inutilizzato, per l'accoglienza di profughi e richiedenti asilo, come il Comune di Milano da tempo propone e come oggi in Aula Sel torna a chiedere con una mozione". Dal segretario della Cei un "sì" pure "all'identificazione dei migranti che arrivano tra noi, anzitutto per un'accoglienza attenta alla diversità delle persone e delle storie, pronta a mettere in campo forme e strumenti rinnovati di tutela e di accompagnamento che risultano una sicurezza per le persone migranti e per la comunità che accoglie". Un no, ha ribadito mons. Nunzio Galantino, in una conferenza stampa.

Galantino ha evidenziato che "l'assicurazione successiva del presidente del Consiglio e del ministro dell'Interno sulla diversa natura, anche se non ancora precisata, dei Cie, l'articolata posizione espressa dai sindaci italiani, la decisa richiesta del capo della Polizia, uniti, però, al dubbio che tali centri risultino necessari realisticamente nel caso di chi irregolare ha commesso un reato, per il quale dal carcere stesso o attraverso misure cautelari, seppur eccezionali previste dalla legge, potrebbe venire poi direttamente espulso, mi fanno dire in questo momento un 'no condizionato"'. "Ripartire dalla legalità - ha precisato - è un atto d'intelligenza politica, che non va confuso - anche qui semplificando artatamente? - con la proposta di allargare l'irregolarità e creare insicurezza per i migranti e per il territorio".


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