Referendum sul Jobs Act: è previsto oggi il voto della Corte Costituzionale sull'ammissibilità dei quesiti depositati dalla CGIL. Ma prima la nuova norma dovrà passare al vaglio dell'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, che verificherà se sia aderente all'istanza quesito referendario. Il primo, quello sull'articolo 18, propone una nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al disopra dei cinque dipendenti. Il referendum proposto dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Terzo quesito quello sulla reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti.

I quesiti intendevano ripristinare l'articolo 18 e abolire i voucher. Dichiarata poi "ammissibile la richiesta di referendum denominato 'abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti'". Questa analisi è contestata dalla Cgil che, naturalmente, è convinta che non sussistano le condizioni di inammissabilità: questo pensiero - spiega Nino Baseotto, membro della segreteria - è suffragato dai pareri di "una lunga lista di giuristi". Il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano (secondo cui i quesiti sono legittimi) propone al governo di sostenere il disegno di legge di riforma del lavoro occasionale e accessorio firmato da 45 parlamentari del Pd che propone di tornare alla legge Biagi del 2003, per ridare ai voucher quel carattere di occasionalita' e di lavoro accessorio che avevano in origine.

La Corte Costituzionale è chiamata a giudicare la legittimità della proposta, visto che l'Avvocatura di Stato, non molti giorni fa, ha dichiarato manipolativo e propositivo il voto su questi articoli, oggetto di più di venti anni di battaglie e tira e molla tra parlamento, imprenditori e sindacati.


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