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Bangkok - "Siamo di un altro Paese e nel nostro la bandiera non è così importante": si sono scusati così, in un video, i due giovani italiani finiti in manette in Tahilandia per aver strappato e buttato per terra alcune bandiere, simbolo del Paese. A un certo punto uno si ferma, strappa una bandiera appesa al muro. "Voglio capire cosa posso fare per Ian" dice ancora la signora Gerstgrasser. "Eravamo molto, molto ubriachi". Ian Gerstgrasser, nella sua pagina Facebook, prima di essere arrestato, aveva raccontato un episodio accaduto a Krabi, in un pub, dove prima avevano dovuto pagare più del dovuto; poi "dopo mezz'ora siamo stati cacciati via solo perché il mio amico stava ballando con una ragazza".

Secondo la legge locale - ricordano i media, l'atto compiuto (strappare il vessillo nazionale) configura un reato punibile con il carcere fino a due anni e una multa fino a 4mila bath (circa 105 euro). Entrambi i ragazzi sono conosciuti in paese, soprattutto Tobias, che ha una grande passione per il calcio e fa parte di una band musicale.

"Alle loro affermazioni, credo, non va attribuito alcun significato di carattere politico", ha poi aggiunto il governatore in risposta alle polemiche politiche seguite all'affermazione dei due giovani, secondo i quali in Italia alla bandiera sarebbe attribuito un significato diverso che non in Thailandia, invitando a considerare che quanto detto è stato detto da due ragazzi. Lo si apprende da fonti locali. Le famiglie sono in stretto contatto con le ambasciate. Adesso è stato pubblicato un altro video, presumibilmente registrato da un poliziotto di Krabi, Pradit Rodkerd, anch'esso messo sul web, in cui appaiono i due ragazzi che si scusano. "Amiamo il popolo thailandese, ci piace tutto, ma non conosciamo la legge". Le scuse non gli hanno fatto comunque guadagnare il perdono della piazza online, almeno a leggere il fiume di insulti. "Picchiateli fino a farli svenire e spezzategli i polsi", è uno dei commenti.


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