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È questo il verdetto della Consulta al termine delle due ore di udienza a porte chiuse.

I quesiti referendari, ha aggiunto Camusso, "non riguardano questioni marginali, bensì fenomeni che riguardano milioni di lavoratori in Italia". L'Avvocatura dello Stato, rappresentata dal vice avvocato generale Vincenzo Nunziata, ha ribadito l'inammissibilità dei referendum, come già rilevato nelle memorie presentate per conto di Palazzo Chigi nei giorni scorsi. E infine dichiara "inammissibile la richiesta di referendum denominato 'abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi'". 18 dello Statuto dei lavoratori, ripristinando le tutele per chi subisce un licenziamento illegittimo non solo per le aziende sopra i 15 dipendenti, ma estendendole a quelle sopra i cinque. La riforma si applica ai contratti di lavoro stipulati dopo il 7 marzo 2015 e non riguarda gli statali. "La Consulta ha lavorato bene, dimostrando piena autonomia", ha invece detto Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e responsabile dell'organizzazione della Lega. Sotto accusa le modifiche fatte dalla Fornero e dal Jobs Act, ovvero l'aumento della soglia massima di pagamento (non oltre i 5mila euro) e la liberalizzazione dei destinatari, tanto che dal 2014 vi si faceva ricorso anche in altri ambiti lavorativi come quello delle ripetizioni, delle pulizie, dell'edilizia, dell'università e delle attività della comunicazione. "Sarà la spallata definitiva al Pd".

È iniziato in Corte Costituzionale l'esame dei referendum proposti dalla Cgil sul Jobs Act per valutarne l'ammissibilità. È una buona notizia. È anche per questa ragione che per molti osservatori di opposizione la decisione della Consulta è stata guidata da considerazioni di opportunità politica.

Con il referendum si chiederà ai cittadini di abrogare le regole oggi in vigore.

Non meno significativo sarebbe l'impatto sull'attuale ordinamento del quesito in materia di appalti: riformata dal decreto Biagi del 2003 la responsabilità "in solido" tra committente e appaltatore è tutt'oggi vigente e, nei fatti, estesa a tutta la catena, compresi i subappalti (per difendere i lavoratori nei casi di inadempimenti legati al rapporto di impiego, ma anche verso gli enti previdenziali - e al tempo stesso per "spronare" l'impresa committente a scegliere appaltatori seri e solvibili). "18 prendiamo atto e rispettiamo la decisione della Corte Costituzionale, aspettando di conoscere le motivazioni nella sentenza, non appena sarà depositata", ha detto il professor Vittorio Angiolini, legale che ha rappresentato le istanze della Cgil.


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