Il Jobs Act aveva 'superato' l'articolo 18, sostituendo il diritto al reintegro con un indennizzo economico in caso di licenziamento senza giusta causa. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore. Ma prima la nuova norma dovrà passare al vaglio dell'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, che verificherà se sia aderente all'istanza quesito referendario. I seguenti referendum, però, potrebbero non avere luogo se il governo in carica avrà provveduto nel frattempo a modificare le leggi contestate o sospesi temporaneamente nel caso in cui si proceda alle elezioni anticipate. La Corte costituzionale ha detto no al referendum della Cgil.

"Dalla Consulta - ha attaccato Matteo Salvini della Lega Nord - sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero". "Temendo una simile scelta anche sulla legge elettorale il prossimo 24 gennaio, preannunciamo un presidio a oltranza per il voto e la democrazia sotto la sede della Consulta a partire da domenica 22 gennaio", ha concluso. Che assicura: "La battaglia sull'articolo 18 andrà avanti". "Serve una modifica che riformi la sostanza dell'istituto". "Sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra", ha dichiarato.

La Consulta approva i referendum su voucher e appalti, dichiara "inammissibile" quello sull'articolo 18. Il quesito sui voucher, promosso dalla Cgil, chiede l'abrogazione del decreto legislativo 15 giugno 2015 n.81 (uno dei decreti applicativi del Jobs Act) che prevede un'ampia applicazione dei buoni lavoro da 10 euro lordi, inizialmente introdotti per il solo settore agrario e poi gradualmente estesi ad altri settori produttivi.

Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, così commenta la decisione: "La Consulta ha confermato il suo orientamento giurisprudenziale ostile ai quesiti 'creativi'".

Roma, 11 gen. (askanews) -"Adesso la palla passa a governo e Parlamento che devono intervenire". Bocciato invece il quesito sull'articolo 18.


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