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La Corte Costituzionale era chiamata a decidere se dare o meno il via libera ai tre referendum abrogativi, per i quali la Cgil aveva raccolto 3,3 milioni di firme, in materia di lavoro. Senza più il quesito sull'articolo 18, particolarmente trainante, gli altri due referendum ammessi, sull'abolizione dei voucher e sulla responsabilità solidali in tema di appalti, rischiano perfino di non raggiungere il quorum di validità. Il primo, come già detto, riguarda l'abrogazione delle disposizioni che ampliano il ricorso ai voucher lavoro, inserite nel dlgs 81/2015; il secondo riguarda le limitazioni in materia di responsabilità solidale negli appalti previste dal dlgs 276/2003. Inoltre, l'Avvocatura sottolinea che "il proposito referendario non è tanto quello di sopprimere i voucher, ma di abolire lo stesso istituto del lavoro accessorio", in base a questo perciò chiede la pronuncia di inammissibilità del quesito alla Consulta. "Valuteremo la possibilità di ricorrere alla Corte Europea in merito ai licenziamenti".

"Ora - ha aggiunto Camusso - inizia una grande campagna elettorale e da oggi chiederemo tutti i giorni di fissare la data in cui si vota". Il quesito chiedeva di ripristinare il reintegro, estendendolo alle imprese sopra i cinque dipendenti (l'articolo 18, prima delle modifiche, lo prevedeva sopra i 15 dipendenti). Bocciato invece il quesito sull'articolo 18. È anche per questa ragione che per molti osservatori di opposizione la decisione della Consulta è stata guidata da considerazioni di opportunità politica.

Un altro leghista, il vicepresidente del Senaro Roberto Calderoli, è di parere opposto: "Il 'no' della Corte costituzionale al referendum sull'articolo 18 e il 'sì' a quelli sui voucher e sugli appalti rappresentano una decisione prevedibile e condivisibile sia rispetto alle due ammissibilità sia rispetto alla non ammissibilità al referendum sull'art. 18. La Consulta ha lavorato bene, dimostrando piena autonomia", ha invece detto Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e responsabile dell'organizzazione della Lega.

Ora resta l'incognita di quando si voterà. La Corte Costituzionale ha appena dato l'ok.

Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, così commenta la decisione: "La Consulta ha confermato il suo orientamento giurisprudenziale ostile ai quesiti 'creativi'".


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